Limoncello: Fragranza mediterranea

by United Blogs of Benetton on: giugno 18th, 2014

Se c’è un liquore in assoluto che fa rima con estate, quel nettare, senz’altro, è a base di limone. Profumatissimo, digestivo, estasiante, ghiacciato, il Limoncello, in pochi anni, è diventato un vero must sulle tavole mondiali, sbaragliando avversari dalla storia millenaria.

Limoncello and lemons

L’origine di questo estratto risale ai primi del 900 e, come capita di norma per i grandi successi, la sua paternità rimane oggetto di contesa. Da decenni sorrentini, amalfitani e capresi sbandierano lo scettro della ricetta originale. Quale che sia la verità, resta che a Capri, il Limoncello, è venerato come un re. Si trova ovunque: su fragole, gelati, macedonie e babà. Una vera delizia del luogo che accompagna tutto l’anno aperitivi e dopocena.

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Il liquore dorato che accende l’isola una stagione dopo l’altra, suggerendo già allo sguardo il piacere del palato, trae origine dai limoni femminielli.

Grandi e succosissimi, gli agrumi della zona non conoscono rivali. Non basta infatti un frutto comune per realizzare il digestivo rinomato in tutto il mondo e anche se oggigiorno fioriscono le imitazioni, sia all’estero che in patria, il nome “Limoncello” risulta consentito solo per i limoni IGP della penisola sorrentina, di cui Capri rappresenta un ideale proseguimento.

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Un prodotto che deriva dalla terra e conserva, di questa terra, tutta la forza e la tradizione; dove il fascino dei miti, delle antiche scorribande e dei paesaggi incantati incontra quello dei sapori, dei prodotti genuini, delle ricette semplici e raffinate; dove cultura e natura si intrecciano tra loro mescolando vecchio e nuovo, riportando alla memoria gli antichi fasti di un passato in cui l’isola rappresentava la terra d’approdo privilegiato per artisti e letterati in cerca d’ispirazione.

E proprio lo charme e l’armonia di questi luoghi, simbolo di bellezza e italianità, hanno fatto di Capri il set più adatto a ospitare gli scatti della nuova Collezione United Colors of Benetton 2014, realizzata proprio qui tra sentieri scoscesi ed ampi scorci di blu.

Dai look freschi e glam, ispirati alla stagione, agli outfit più sofisticati che uniscono alle linee morbide dei tessuti leggeri motivi etnici e decorazioni. Proposte che esaltano le contaminazioni, dove tuniche con stampe all over, top di pizzo e canotte bijoux si abbinano a pantaloni in cotone o a comodi shorts ricamati e fantasia. Spiccano, su tutti, i colori della natura che rimandano alla vista dei paesaggi mozzafiato: sabbia, verde, bianco e blu.

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A farla da padrone, tutto l’estro ed il gusto dell’italianità che accompagna le giornate fino all’ora di cena.E alla fine di ogni pasto il Limoncello è sempre lì, capace di coinvolgere e far felice ogni palato: da piacevole dissetante, se allungato con acqua tonica, si trasforma in aperitivo abbinato allo champagne!

E per salutare l’estate con un cocktail fresco e dissetante, prova a unire al Limoncello, ghiaccio, menta e prosecco. Prendi due flûtes appena usciti dal congelatore e procedi come segue: versa nei bicchieri una base di limoncello, spolvera con le foglie di menta precedentemente lavate e spezzate a mano, aggiungi un poco di ghiaccio tritato e rifinisci con un tocco di prosecco. Il risultato è garantito.

Cocktail in the garden

Nelle notti capresi, non c’è tavolo che manchi di una bottiglia dorata… là dove il tempo scorre lento, l’aria ad un tratto si fa tiepida e brillano negli occhi di passanti ed avventori i riflessi delle luci che punteggiano la costa.

 
 

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 Ancona: alba, Marco e tramonto

by United Blogs of Benetton on: maggio 23rd, 2011

È mattina presto di sabato.

Sorpassiamo un’altra collina e il treno viene invaso da una carezza di luce. Ecco il primo sole del Mar Adriatico, con il suo corredo di bagnini, gelati e pedalò. La nostra fermata è Ancona, la città a forma di gomito che, rivolta sia a est che a ovest, è l’unica di questa costa a vedere sia il sole che sorge e quello che tramonta.

Nonostante la giornata da spiaggia, già dalle tre il negozio Benetton brulica di bambini e bambine che si aggrappano ai pantaloni dei loro genitori e li trascinano nella coda del casting. Tra uno scatto e l’altro, troviamo il tempo di fare due chiacchiere con Marco Garofalo, il fotografo del casting. Ha immortalato qualcosa come 500 bambini nell’ultima settimana e almeno altrettanti lo aspettano agguerriti nella seconda parte del tour.

Ciao Marco, come vanno le cose?
Sta andando tutto bene. Ottimo lavoro di squadra e gran divertimento. La sera, quando riguardiamo le fotografie sul mio computer me li ricordo tutti. Alcuni hanno una faccia tosta incredibile, altri sono più introversi. Io da piccolo ero un tipo abbastanza turbolento. “Marco si arrampica sui caloriferi”, “Marco grida”, “Marco ruba la merenda alla compagna”: nel mio quaderno delle elementari ogni giorno c’era una nuova nota. Tuttora mi piacciono i tipi da ultimo banco, ma, attenzione, anche quelli che si siedono nel primo. L’importante è che fin da piccoli, più o meno inconsciamente, sappiano prendere una posizione.

E tu, come hai deciso di fare il fotografo?
Da bambino volevo fare il veterinario. Sono finito a fare il fotografo per la mia tendenza a infilarmi in situazioni insolite. Ho fatto una gavetta lunga nella moda, poi sono diventato fotoreporter, con incursioni nel ritratto ambientato. È un mestiere importante, di responsabilità, che richiede una buona dose di egocentrismo: per scattare una fotografia che è sicuramente già stata scattata da qualcun altro in qualche parte del mondo bisogna avere la pretesa di poter dire qualcosa di nuovo. A me aiuta il fatto di essere una persona naturalmente empatica: soprattutto nel ritratto è fondamentale entrare rapidamente in sintonia con la persona che ti sta ti fronte.

Un fotografo è anche un po’ psicologo quindi?
Sicuramente. La fotografia, l’arte e le attività creative in generale ti obbligano a scavare dentro di te e a tirare fuori le cose più intime che hai e che senti. Me ne accorgo quando insegno fotografia, sia quando lo faccio per lavoro agli aspiranti fotografi che quando lo faccio per volontariato ai ragazzi in attività prescolare. Ho insegnato in Kosovo, in un programma di educazione alla pace, e in Congo, ai ragazzi di strada. Poi ho tenuto alcuni corsi nelle strutture sociali di affidamento di Milano: bambini con alle spalle situazioni famigliari difficili o extracomunitari con difficoltà d’inserimento. Mettergli in mano una macchina fotografica è sempre stata una scusa per cominciare a parlare.

Potremmo continuare a chiacchierare con Marco per ore, ma spunta una mano che lo tira per la giacca e lo trascina di nuovo sul set. Sono le sei passate, ma gli anconetani non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso. Il negozio è ancora pieno e, appena fuori, il cielo di Piazza Roma è stato invaso da uno stormo di farfalle. A noi non resta che girarci verso ovest e goderci il tramonto.

 
 

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